PITTORI  
 
  ENZA CAPOCCHIANI - POETA 21/02/2018 08:47 (UTC)
   
 

ALLA PROF.SSA E AMICA "ENZA CAPOCCHIANI"



disegno di enza capocchiani


 


DENTRO LA PAROLA APERTA

IO MI PERDO

DIVENTO LE COSE DEL MONDO

E L’ARIA CHE PASSA

LA PAROLA STA DENTRO L’ARIA

ASCOLTA …

 ................................................................................... 


TRAMONTO

 

QUALE ALTRO MORIRE

PIU’ APPROPRIATO DI QUESTO

PIU’ SCONVOLGENTE

SENZA NESSUNA FUGA INTORNO

ALLO SFONDO

IL TAGLIO DELLA LUCE

L’INFINITA

DEPOSIZIONE UNIVERSALE

IL TRAMONTO

IL SUO SPARIRE

COME UNA MERAVIGLIA.
........................................................................................


… SIAMO POCA COSA

NEL TEMPO QUASI NIENTE

TRA NOI E DIO C’E’ VUOTO D’ARIA L’INGOMBRO

DELLA NUVOLA CHE NASCONDE LA VERITA’

MA VICINO AL FIUME CHE SCORRE E NON SI SENTE

FERMIAMO PENSIERI …




..............................................................................

RECENSIONE - 25/7/2015



DENTRO IL TEMPO VI E’ IL SUO FUORI,

QUEL CHE RESTA ANCORA IN VITA.

di

Fabio Squeo

 

 

In "Dentro il tempo", lo sguardo sulla temporalità

e – se vogliamo- contemplativo nella temporalità,

della poetessa Enza Capocchiani, non è passivo

come lo si può scorgere già dalle sue prime battute.

Anzi, è grazie ad esso (allo sguardo nel e sul  tempo)

che la mente e il cuore sono prima toccati,

informati e- in un secondo luogo – generano in noi

 le prime energie, rese feconde da ciò che
i nostri occhi osservano.

L’osservazione – dentro il tempo – 
non guarda semplicemente

la cosa avvenuta nel tempo, ma – ed è qui che

le cose si complicano nella fascinazione: esse ri-guardano

l’uomo nel suo “tempo”. E’ il tempo della sua interiorità

o - se vogliamo -  della sua eternità a-temporale.

Dentro il tempo lo sguardo dell’uomo si volge

all’eternità, o meglio, all’eternità dell’incessante

divenire del/nel tempo. Dentro il tempo vi è a-temporalità.

In quel dentro, emerge il fuori, il non più che resta

ancora vivo e vegeto.  Ed è in quella dimensione

che emergono i sentimenti vivi della sofferenza,

delle memorie e, in maniera marcata, quello

della paura. La paura, nelle poesie di Enza Capocchiani,

rappresenta la trama essenziale dell’intero edificio intimistico.

La paura sorge con l’uomo nel momento in cui

egli ha preso consapevolezza di non bastare

a se stesso e di non essere l’artefice assoluto

del proprio destino. Tra le paure più pregnanti che

 accompagnano l’uomo vi è la morte, il tramonto,

oppure parafrasando Capocchiani - il taglio della luce.

Il taglio della luce, segna il “di-segno antico in divenire”.

Quel taglio, che, siglato dal tempo forma e trasforma

la vita in destino, in temporalità.  
In che modo la nostra

 autrice associa l’immagine del tramonto al divenire?

 l’uomo diviene soprattutto nel senso che tramonta,

 invecchia, muore. Qui, prevale il sentimento
della paura.

La paura si orienta sempre verso qualcosa di

razionalmente determinato, secondo Heidegger.  

La paura, peraltro, è un sentimento che non vede età

e inchioda l’uomo al suo essere finito.  Se, nel

 bambino, il sentimento è ancora indistinto,

nell’adulto diventa drammatico, si fa, appunto, “ragione” 

Ma quando ha paura l’uomo ragiona e

quando trema forse ha coraggio. Naturalmente,

 in sede filosofica l’argomento è stato oggetto di riflessioni.

Attraverso il sentimento della paura, ad avviso della

Capocchiani, tutte le cose e noi stessi affondano in una

 sorta d’indifferenza. Questo, tuttavia, non nel senso

 che le cose si dileguano, fuggono dalle nostre mani,

  ma nel senso che nel loro allontanarsi come tale le cose

 si rivolgono a noi.  “Dentro la parola aperta io mi

perdo divento le cose del mondo” La poetessa, attraverso

 l’esperienza della paura, della sofferenza universale”

che “sa di essere infinita” , il tempo del possibile non

 è mai scaduto. La paura, in questo caso coincide e si

concilia con il sentimento della Meraviglia, dello stupore

per le cose del mondo. Perche quest’ultima,
scopre il mondo, 
consente il tremolio
del coraggio.
La Meraviglia, 
scopre il mondo nel suo
puro consumarsi.
Essa rivela 
il significato della morte,
non come momento finale della vita,

ma come caratteristica essenziale. Ed è la consapevolezza

 della morte nella Meraviglia ad aver innescato

il senso autentico ed esistenziale dell’uomo. L’uomo,

 attraverso la consapevolezza della morte, del trapasso,

si fa senso, si esprime in poesia. Se il mondo fosse

senza dolore, senza sofferenze, senza sbalzi umorali,

nessuno si sarebbe mai interrogato su di esso. Il mondo è

Meraviglioso, nell’anima poetica che lo scopre e lo

contempla nell’implacabile indifferenza,nel suo

inafferrabile significarsi. 

Enza Capocchiani

 

Ho letto con immenso piacere la recensione

 dei miei testi poetici, ringrazio la profondità

 e la coerenza illuminante dell'analisi critica.

Onorata per questo regalo amicale è mio desiderio
mantenere il nostro legame fatto anche di affinità elettive,

Enza

27 luglio 15.14.24

 

 



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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